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Antitumorali sferici: nuovi alleati salvavita

Antitumorali sferici: nuovi alleati salvavitaPuò una nanosfera fungere da antitumorale? Grazie alla ricerca scientifica italiana si potrà.

Parliamo di un’innovativa terapia contro i tumori, già in fase di sperimentazione clinica, che potrebbe essere avviata fra circa due anni grazie all'accordo firmato fra l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e l’Ente ospedaliero Ospedali Galliera di Genova.

Il programma scientifico è coordinato da Paolo Decuzzi, direttore del Laboratorio di Nanotecnologie per la Medicina di Precisione dell’Iit, e da Andrea De Censi, medico in oncologia medica presso l’Ospedale Galliera.

Di cosa si tratta esattamente?

L’obiettivo di questo progetto è rappresentato dallo sviluppo di dispositivi medici su scala nanometrica (da 100 a 10.000 volte più piccolo di un capello) per la veicolazione locale e sistemica di farmaci antitumorali, al fine di garantire alla terapia oncologia adeguati tempi di permanenza del farmaco a livello del sito canceroso e controllarne la dinamica del rilascio.

Più nello specifico, si tratta di nanoparticelle a base di polimeri biodegradabili - come l’Acido polilattico-co–glicolico - e ricoperte ulteriormente da polimeri totalmente naturali - quali l’Acido ialuronico -. I primi determinerebbero la spontanea biodegradazione della nanoparticella, una volta liberato il farmaco ed esplicata azione terapeutica; i secondi aumenterebbero l’internalizzazione cellulare del dispositivo, incentivando ulteriormente il rilascio stesso del farmaco.

È stato dimostrato, infatti, che l’Acido ialuronico, grazie alla sua composizione molecolare, sarebbe in grado di legarsi in maniera specifica e selettiva alle cellule tumorali, determinando un’efficace internalizzazione del principio attivo e, di conseguenza, minori effetti collaterali.

Le nanoparticelle diventano trasportatori smart per portare a destinazione farmaci anticancro, col rivoluzionario vantaggio di essere in grado di colpire esclusivamente le cellule malate senza danneggiare quelle sane.

I grandi vantaggi delle nanoparticelle antitumorali

Le nanoparticelle così strutturate sarebbero poi nucleate da molecole altamente specifiche contro alcune forme di tumore maligno tra le più diffuse, per incidenza e mortalità, nei Paesi occidentali: ne sono esempio il cancro al colon retto, al seno, al polmone e alla prostata.
 
Grazie poi all’esclusiva specificità delle nanostrutture, questa linea di ricerca avvierebbe nuove terapie di tipo personalizzato, grazie alle quali il farmaco sarebbe rilasciato direttamente all’interno del tessuto tumorale nella quantità, nel tempo e nel principio attivo definito dal profilo genetico del paziente.

Si pensi che ogni forma tumorale differisce da paziente a paziente sia per differenze genetiche, sia per le caratteristiche inerenti al tratto intestinale, che di conseguenza influiscono sulle tempistiche e sulle modalità d’assorbimento.

I ricercatori, quindi, svilupperanno modelli che riprodurranno le caratteristiche organiche di ciascun malato, monitorando l’intero percorso effettuato dalla particella a partire dall’istante in cui viene somministrato al momento in cui viene assorbito, condotto nel circolo sanguigno e metabolizzato.
 
Si apre così la strada a vere e proprie strategie di direzionamento farmacologico che possono migliorare la qualità della vita e fungere da alleato per i pazienti oncologici recidivi, che necessitano di terapie di precisione personalizzate e specifiche.

In Italia i pazienti affetti da tumore sono monitorati e assistiti dai medici specializzati in oncologia. Quantificandoli grazie ad Atlante Sanità, il database della sanità italiana che conta oltre 1,6 milioni di anagrafiche dei professionisti della salute, sappiamo che oggi esercitano sul territorio italiano 7.804 medici oncologici.
 
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