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Con la realtà virtuale si “cammina” nelle cellule

Con la realtà virtuale si “cammina” nelle celluleLa realtà virtuale permette di “camminare” all’interno delle cellule, grazie a un software che consente di esplorarle in 3D come non è mai stato possibile fare prima. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Methods dal gruppo dell’Università britannica di Cambridge, coordinato da Steven Lee. Secondo gli autori della ricerca, la realtà virtuale aiuterà a comprendere la biologia delle cellule, e a sviluppare e testare nuovi trattamenti terapeutici.

Il software, chiamato vLUME, permette di visualizzare in 3D attraverso la realtà virtuale immagini al microscopio a elevata risoluzione ottenute grazie a una nuova tecnica di microscopia a fluorescenza, premiata nel 2014 con il Nobel per la Chimica. In questo modo, sottolineano gli esperti, è possibile studiare in dettaglio i processi molecolari mentre avvengono, a diversi livelli: dalle singole proteine alle intere cellule, come neuroni cellule immunitarie o cancerose.

Uno dei limiti attuali, infatti, spiega Lee, “è la possibilità di analizzare e visualizzare i dati in tre dimensioni. Con questa nuova tecnica - conclude - è possibile spingere lo sguardo fin dentro le cellule, a scale nanometriche”, cioè della miliardesima parte del metro.

La microscopia a fluorescenza

Nel 2014, il Nobel per la Chimica è stato assegnato a Eric Betzig, Stefan W. Hell e William E. Moerner per aver perfezionato la microscopia ottica, rendendola così potente da osservare il mondo infinitamente piccolo delle molecole, cruciale per lo sviluppo delle nanotecnologie.

L'americano Eric Betzig (54 anni), si è laureato nel 1988 nella Cornell University di Ithaca e insegna nello Howard Hughes Medical Institute.

Il tedesco Stefan W. Hell (52 anni), di origini rumene, si è laureato nel 1990 in Germania, nell'università di Heidelberg, attualmente dirige l'Istituto Max Planck di Chimica e lavora nel Centro per la ricerca sul cancro di Heidelberg.

L'americano William E. Moerner (61 anni) si è laureato nella Cornell University di Ithaca e insegna Fisica applicata nell'università di Stanford.

Grazie alle loro ricerche i microscopi ottici sono riusciti a vedere le molecole in azione grazie alla tecnica della fluorescenza, aprendo l'era della cosiddetta “nanoscopia”. Questo significa che adesso è possibile osservare il modo in cui le cellule nervose si collegano fra loro, o vedere in dettaglio come alcune proteine si aggregano per formare le pericolose placche responsabili di malattie neurodegenerative come quelle di Parkinson, Alzheimer o la corea di Huntington.
 
 
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