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Oncoguida e tumore del fegato

Oncoguida e tumore del fegatoIl fegato è il più grande organo del corpo umano, è situato nella parte superiore destra dell'addome ed è diviso in due lobi, uno sinistro e uno destro, più grande. Il fegato è fondamentale per il mantenimento di un buono stato di salute: rimuove le sostanze di scarto dal sangue e produce la bile e molti enzimi necessari alla digestione. È irrorato da due grossi vasi: l'arteria epatica e la vena porta.
Il tumore del fegato è provocato dalla proliferazione incontrollata di cellule all'interno dell’organo. L'incidenza del tumore epatico varia molto a seconda delle zone geografiche: è più diffuso in Asia rispetto a Stati Uniti ed Europa. È il sesto tumore più frequente a livello mondiale e la seconda causa di morte per neoplasia: nel 2012 oltre 700.000 persone nel mondo sono morte di cancro al fegato.
 
In Italia è più raro: si stima che ogni anno siano diagnosticati circa 8.900 tumori primari del fegato negli uomini e 4.000 nelle donne (Registro tumori italiano 2017), con un rapporto di circa 2 a 1 tra uomini e donne. Negli uomini l'incidenza cresce rapidamente con l'età: si passa da 3 per 100.000 casi sotto i 45 anni, a 32 per 100.000 nelle persone con età compresa tra 60 e 64 anni, fino a 62 per 100.000 oltre i 75 anni. In particolare, si stima che in Italia le persone con tumore al fegato siano 33.800. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è 21% nei maschi e 20% nelle femmine.

Fattori di rischio

Oltre il 70% dei casi di tumori primitivi del fegato è riconducibile a fattori di rischio noti, quali l’infezione da virus dell’epatite C (HCV) e da virus dell’epatite B (HBV). Nelle aree del Nord Italia circa un terzo dei tumori del fegato è peraltro attribuibile all’abuso di bevande alcoliche. Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati da aflatossine (in particolare in Asia orientale e Africa sub-Sahariana) assunte con l’alimentazione, emocromatosi, deficit di alfa-1-antitripsina, obesità (specie se complicata da presenza di diabete) e steatoepatite non alcolica. Anche il fumo di tabacco è stato riconosciuto tra i fattori di rischio.

Sintomi

Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno di sé. Via via che la malattia si diffonde iniziano a comparire sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre. Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione.

Prevenzione

Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che comprendono l’esposizione ai virus dell’epatite, il consumo eccessivo di alcol, abitudini che favoriscono il sovrappeso e l’obesità, con alterazioni del metabolismo. I pazienti a rischio (ovvero quelli con malattie croniche del fegato o con cirrosi), devono rimanere sotto controllo medico e possono sottoporsi a ecografie periodiche per individuare eventuali formazioni tumorali epatiche in fasi più precoci e quindi più curabili.

Una misura efficace di prevenzione è la vaccinazione per l'epatite B, che in Italia è obbligatoria per tutti i bambini. Per quanto riguarda l'epatite C non sono disponibili vaccini, ma farmaci in grado di azzerare la replicazione virale in oltre il 99% dei casi. L’epatite A, per la quale esiste un vaccino comunemente usato da chi viaggia in paesi caldi con scarsa igiene, non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore del fegato. In caso di infezione cronica da virus dell'epatite B o C è opportuno farsi seguire da centri con adeguata esperienza e controllare l’infezione virale con farmaci adeguati e per ridurre il rischio di sviluppare un tumore.

Trattamenti

Il tumore del fegato è complesso da curare e può essere affrontato in diversi modi. Per questo è importante che la decisione terapeutica sia presa con un approccio multidisciplinare in centri di provata esperienza e ampia casistica e che il malato sia informato correttamente e sia parte attiva nelle decisioni che lo riguardano. La probabilità di cura è correlata allo stadio di malattia e allo stato di salute generale del paziente: più un tumore è diagnosticato in fase precoce, maggiore è la possibilità che il paziente possa sopportare l’intervento chirurgico e guarire. Gli approcci non chirurgici possono comunque avere un ruolo nell'evitare che la malattia si diffonda e nel mantenere una qualità di vita accettabile. Gli interventi terapeutici dipendono dal numero di masse tumorali presenti, dalla loro posizione, volume e dal fatto che abbiano o meno iniziato a diffondersi anche al di fuori dell'organo.
 
In generale, le possibilità terapeutiche possono essere classificate in base alla gravità del tumore:
  • Tumore localizzato e operabile
Se la massa è unica (o se sono comunque poche le lesioni tumorali e il fegato ha ancora una buona funzionalità, si può intervenire per via chirurgica, asportando la parte del fegato (epatectomia) che contiene i noduli tumorali. Gli interventi di resezione epatica del tumore possono essere eseguiti sia per via mini-invasiva (laparoscopica) che in modo tradizionale (laparotomica). A seconda della situazione si può rimuovere anche un intero lobo, perché la parte restante può essere sufficiente a svolgere le normali funzioni. In casi particolari è possibile anche asportare tutto il fegato e sostituirlo con un trapianto.
  • Tumore localizzato non operabile
Il tumore, anche se è confinato, talvolta non è operabile a causa della cirrosi o di altre condizioni che compromettono la funzionalità dell'organo o la salute in generale. In questi casi, per migliorare la qualità della vita e allungarne la durata, si può comunque procedere con una delle terapie interventistiche. Le principali sono: termoablazione, chemioembolizzazione (TACE), radioembolizzazione (TARE o SIRT) e trapianto di fegato

Dove curarsi

Quali sono le altre strutture ospedaliere a cui rivolgersi se si dovesse avere un tumore del fegato? Trovare questa informazione può non essere semplice, ci si affida al passaparola, al consiglio del medico, all’esperienza personale, ecc. Una alternativa è invece Oncoguida, il portale online che comprende tutte le strutture che trattano le diverse patologie oncologiche e le classifica sulla base del numero di interventi svolti. I dati utilizzati per la classificazione dei “centri ad alto volume di attività di chirurgia oncologica” si basano sulle schede di dimissione ospedaliera del Ministero della Salute del 2016.

Dunque, a quali strutture rivolgersi per trattare il tumore del fegato? I primi tre centri per affidabilità si trovano a Bologna, Torino e Padova. Per sapere quali sono tutte le strutture e il numero di interventi che eseguono, visita la pagina.

Fonti e approfondimenti

AIRC
Oncoguida

 
 
Autore:

PKE Group

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