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Storia dell'orologiaia radioattiva

Storia dell'orologiaia radioattivaAbbiamo parlato nelle settimane scorse del fosforo, per molti aspetti tema da letteratura gotica (Osteonecrosi da bisfosfonati: una storia d'altri tempi), e soprattutto dell’introduzione delle prime misure di protezione dei lavoratori in seguito alla terribile epidemia di “phossy jaw” (intraducibile termine di slang, diciamo “mandibole fosforescenti”) tra le fiammiferaie inglesi, ridotte a lugubri fantasmi fosforescenti mentre tornavano a casa nelle nebbie londinesi ed eroine del coraggioso sciopero del 1886 (Ostonecrosi da bisfosfonati e le eroiche "Match-Girls").

Un esempio di coraggio femminile per molti versi simile è quello che iniziò poco più di un secolo fa, nella primavera del 1917, subito dopo l’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, in una fabbrica a elevata occupazione femminile di Newark, New Jersey.

Quella fabbrica produceva quadranti per orologi da polso e da muro e per apparecchiature aeronautiche: le commesse belliche avrebbero richiesto forti aumenti di produzione e per questo furono assunte in quei mesi centinaia di operaie spesso adolescenti. Il loro lavoro era dipingere a mano con maestria i numeri dei quadranti in lavorazione con un pennellino di pelo di cammello intinto in una soluzione di radio, elemento luminoso nell’oscurità scoperto solo una ventina di anni prima dal premio Nobel Maria Curie.

Era un lavoro d’élite: la paga era in media tre volte più elevata del salario medio operaio dell’epoca e quelle donne, fiere del loro lavoro altamente patriottico (gli USA erano in guerra), facevano parte del 5% di operaie più pagate d’America. Il motivo era l’altissimo costo al grammo del radio, la materia prima.
Il “glamour” di quell’impiego andava oltre il salario elevato: quelle donne, presto note come “ghost girls” (ragazze fantasma) perché luminescenti nell’oscurità al termine dei loro turni di lavoro, portavano i loro vestiti migliori in fabbrica per impregnarli di radio affinché brillassero nelle loro serate danzanti; una addirittura arrivò a dipingersi i denti col suo pennellino per ottenere un irresistibile sorriso luminoso.
Le tecnica di lavorazione era semplice e ripetitiva: “lip, dip, paint routine” (“leccare con le labbra, intingere, dipingere”) e tutte le neoassunte erano addestrate a eseguirla: la punta del pennellino doveva essere stretta tra le labbra umide perché fosse quanto più appuntita possibile per lavorare con precisione su quei piccoli quadranti.

Storia dell'orologiaia radioattivaLa United States Radium Corporation (USRC), l’impresa proprietaria della fabbrica, naturalmente negava che il “lip-pointing” (appuntire tra le labbra il pennellino) avesse dei rischi. In realtà, che il radio fosse pericoloso era già noto e la stessa Maria Curie era stata ustionata dalle radiazioni; tanto è vero che, in un esempio particolarmente eloquente di maschilismo industriale, esistevano già regolamentazioni di sicurezza che imponevano agli operai di genere maschile che avevano a che fare col radio d’indossare grembiuloni di piombo contro le radiazioni e di maneggiare il radio con apposite pinze ricoperte d’avorio. Alle operaie della USRC nemmeno un semplice avvertimento.

D’altra parte, è vero che piccole quantità di radio erano allora ampiamente utilizzate come integratori sciolte nell’acqua, più o meno come oggi un multivitaminico, e il burro, il latte, il cioccolato, i dentifrici, le creme per il viso, le tinture per capelli, gli ombretti e i rossetti addizionati di radio erano considerati prodotti “premium” di costo, e profitto, elevati. Esistevano in America e in Inghilterra persino terme di acqua energizzante al radio e non mancava la lingerie al radio che prometteva maliziosamente con un gioco di parole “to make your sex life really shine” (per la traduzione, Google Translate).

Storia dell'orologiaia radioattivaNel settembre 1922 la prima morte in quella fabbrica: l’italo-americana Amelia (Mollie) Maggia, 24 anni, dopo alcuni mesi di sofferenze indicibili. In maggio, la mandibola di Mollie si sbriciolò letteralmente al semplice tocco del dentista. Il certificato di morte fu particolarmente insultante: sifilide.

Una a una molte colleghe di Mollie la seguirono: la causa fu di solito un sarcoma osseo, ma i certificati di morte probabilmente ispirati dalla USRC riportarono altre cause, spesso sifilide. Il produttore negò per anni ogni responsabilità e suggerì piuttosto che le donne, spesso sifilitiche secondo i certificati di morte, se la fossero andata a cercare. Solo nel 1924 una commissione d’inchiesta indipendente parlò per la prima volta di un probabile nesso causa-effetto tra il radio e quell’epidemia di decessi, ma l’impresa continuò a negare, chiedendo persino aiuti finanziari per resistere al mare montante delle spese legali.

Solo dopo la prima morte maschile, nel 1925, un medico indipendente, Harrison Martland, dimostrò sperimentalmente che responsabile dell’avvelenamento di massa era il radio e la sua tendenza biologica a depositarsi nelle ossa: da quel momento, per molte ex-Ghost Girls vedere il fantasma luminescente di se stesse riflesso nello specchio la sera significò che il loro fato era segnato.

Nel 1927, con l’aiuto di un brillante giovane avvocato appena uscito dalla Harvard Law School, Raymond Berry, cinque ex-colleghe di Mollie ora ribattezzate Radium Girls, con ancora soli pochi mesi da vivere ma decise a salvare molte donne negli anni a venire, riuscirono a vincere un risarcimento extra-giudiziale e a far parlare della loro odissea i giornali non solo del New Jersey, ma di tutta l’America e del mondo. Nel 1928 morì lo stesso creatore di Undark, la pittura al radio di USRC, dopo aver testimoniato al processo di aver sempre saputo, ma di aver colpevolmente taciuto: la sua testimonianza fu decisiva.

Nel 1939, una causa vinta quasi sul letto di morte da un’altra Radium Girl, Catherine Donohue, con l’aiuto di un coraggioso avvocato che lavorò pro bono, fu una delle prime della storia dove si riconobbe la responsabilità del datore di lavoro per la salute dei suoi dipendenti. In seguito a quel processo fu fondata negli Stati Uniti la Occupational Safety and Health Administration (OSHA), il modello di tutti i moderni ispettorati del lavoro del mondo.

L’ecatombe delle Radium Girls fu dovuta soprattutto a sarcomi ossei, oggi circa 5.000 l’anno in Italia. Quali sono i centri in Italia di riferimento per questi tumori? Un elenco completo e attendibile di tutti i centri che trattano la patologia è disponibile su Oncoguida: la piattaforma, infatti, fornisce disponibile un elenco dei centri “ad alto volume di attività” con maggiore esperienza (numero interventi eseguiti), affidabilità ed adeguato standard assistenziale relativi alle diverse patologie oncologiche. Maggiore è il numero degli interventi eseguiti nella struttura, più alta è l’affidabilità del centro.

Per quanto riguarda i sarcomi ossei, i primi tre centri per affidabilità (secondo le Sdo 2016) si trovano a Bologna, Milano e Pisa. Per sapere quali sono le strutture e il numero di interventi che eseguono, visita la pagina.

 
 
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