Il prof racconta

Vampiri, lupi mannari e scienza

Vampiri, lupi mannari e scienzaOggi sono tema da film horror e magari, per traslato, di invettive politiche non esattamente eleganti, ma un tempo, addirittura fino in pieno Illuminismo, la discussione sull’esistenza dei vampiri era una questione maledettamente seria. Così seria, che gli Austriaci, riconquistate agli Ottomani con la pace di Carlowitz Ungheria e Transilvania, Serbia settentrionale, una parte della Valacchia e il Banato, pensarono bene d’inviare in Serbia, negli anni ’20 del XVIII secolo, una commissione di medici militari per indagare le insistenti voci di riesumazioni di individui morti anche da qualche tempo, che si diceva in alcuni casi mostrassero sangue fresco colare dalla bocca e che per questo, in molti villaggi di quelle terre, erano nuovamente “uccisi” ritualmente (con il famoso cuneo di legno piantato nel cuore oppure decapitati e riseppelliti con la bocca piena d’aglio) [ Barber P, “The real vampire: forensic pathology and the lore of the undead”. Nat Hist 1990; (October) 74-83 ].

Tutti i Balcani furono un’apoteosi, nel XVIII e XIX secolo, di racconti popolari e rapporti di polizia su vampiri e lupi mannari, mentre era travolgente l’interesse che le discussioni sui vampiri destavano in Europa occidentale. Secondo Voltaire (Dictionnaire philosophique, 1764), la «peste vampirique» fu il principale argomento di conversazione nei salotti tra il 1730 e il 1735; il laico Voltaire colse anche l’occasione per ironizzare sulla questione «épineuse pour les théologiens catholiques, de savoir si les vampires étaient ou non associés à ceux qui avaient été ressuscités par miracle» (per non offendere la sensibilità religiosa di qualche lettore, Google Translate per l’eventuale traduzione).Nel XIX secolo ci si mise anche la letteratura vittoriana inglese a consacrare l’aristocratica figura del vampiro dandy che si leva ogni notte, elegantissimo, dalla sua bara alla ricerca di sangue umano. La fascinazione continua anche oggi, con oltre quindici milioni di visualizzazioni YouTube dal 2010 del video con la versione di Warren Zenon di “Warewolves of London” (https://www.youtube.com/watch?v=iDpYBT0XyvA; la prima performance dei Grateful Dead è del 1978 a Columbus, Ohio) e con la serie manga shōjo “Vampire Knight” che infuria su Netflix.

Ma veniamo a poco tempo fa, a un articolo giornalistico del New York Times della primavera 1985 [ Boffey PM, “Rare disease proposed as cause for 'vampire' ”. New York Times 31 maggio 1985; A15 ]. Come ebbe a dire David H. Dolphin, biochimico canadese di fama mondiale in suo discorso presso l’American Association for the Advancement of Science, “…werewolves and vampires, those dreaded beasts of folklore and superstition, may have been nothing more than people suffering from a rare class of genetic disease…” (…lupi mannari e vampiri, quei temuti mostri del folklore e della superstizione popolari, potrebbero essere stati nulla più che individui colpiti da una rara classe di malattie genetiche…).

La rara classe di malattie (ematologiche) in questione è quella delle porfirie: malattie genetiche, ma in realtà anche acquisite nelle forme dell’adulto in quanto, per esprimersi clinicamente, l’errore genetico ha bisogno di un fattore scatenante esterno. Questo è così vero che è tipico di queste porfirie il restare silenti per intere generazioni senza che nell’albero genealogico si manifestino i sintomi della malattia.
Le porfirie sono difetti della sintesi dell’eme dell’emoglobina, il veicolo dell’ossigeno nel torrente circolatorio: la variante genetico-clinica più spiacevole e per fortuna rarissima (solo poche centinaia di casi descritti in letteratura), la porfiria eritropoietica congenita, sarebbe quella responsabile della fioritura di vampiri e lupi mannari nelle campagne balcaniche e nella letteratura gotica occidentale.
A esordio pediatrico, la porfiria eritropoietica congenita si caratterizza per la forte sensibilità alla luce solare (Dracula e gli altri vampiri letterari odiano il sole); l’infezione e le conseguenti cicatrici delle numerose vescicole che si formano per esposizione al sole tendono poi a sfigurare il viso e la cute esposta. L’unica terapia efficace è il trapianto di midollo, ma fino a pochi anni fa l’unico trattamento possibile in questi sventurati erano le trasfusioni. Secondo lo stesso David Dolphin, che forse si è lasciato prendere la mano dalla sua stessa relazione, il bisogno di sangue potrebbe avere spinto questi individui “…to suck the blood of their brothers and sisters…” (succhiare il sangue ai loro fratelli e sorelle).

Nascondersi dalla luce solare, necessità di sangue e aspetto sfigurato: sembrerebbe essercene abbastanza da giustificare la nascita del mito del vampiro. Ma è proprio così? Ne parliamo ancora entro un paio di giorni.
 
A proposito di porfirie e di malattie genetiche, l’elenco di tutti gli ematologi italiani è disponibile su Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende circa 1,4 milioni di anagrafiche: i medici specializzati in ematologia sono 6.941.
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

Segui Il Prof: