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World Moquito Day: perchè la malaria spaventa ancora

World Mosquito Day e malaria: un problema tutt'oggi esistenteIl 20 agosto si è celebrata la World Mosquito Day, ovvero la Giornata Mondiale della zanzara, promossa per celebrare l’importante lotta alla malaria e a tutte le malattie trasmesse da vettori.

L’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) stima che le malattie trasmesse da vettori come la zanzara rappresentano il 17% di tutte le malattie infettive. Questo piccolo insetto, infatti, per quanto possa spesso apparirci solo come un fastidioso ospite estivo, è in realtà uno degli animali più pericolosi per l’uomo: secondo un report diffuso dalla Fondazione Bill & Melinda Gates nell’estate 2019, ogni anno le zanzare provocano 725 mila morti, di cui oltre 400mila per malaria, con 215 milioni di contagiati complessivi nel mondo concentrati in 11 paesi, di cui 10 in Africa più l'India.

Sul territorio italiano la malaria è stata dichiarata malattia eradicata, tanto che non si verificano casi autoctoni d’infezione da circa 50 anni. I più recenti sono per lo più d’importazione turistica.
In Italia malattie come la malaria sono diagnosticate e trattate da medici specializzati in malattie infettive e tropicali. Quantificandoli grazie ad Atlante Sanità, il database della sanità italiana che conta circa 1,6 milioni di anagrafiche appartenenti ai professionisti della salute, sappiamo che in Italia esercitano 5.389 medici infettivologi.


Le caratteristiche della malattia

La malaria, anche detta paludismo, è una patologia parassitaria - generalmente legata al periodo estivo-autunnale dei climi tropicali - causata dall’annidarsi di quattro possibili tipologie di protozoi (falciparum, vivax, ovarie e malariae) appartenenti alla famiglia dei Plasmodium, che si trasmettono all'uomo attraverso la puntura di zanzare femmina del genere Anopheles.
 
Quando una zanzara infetta punge un individuo sano, i plasmodi vengono liberati nel torrente sanguigno, migrano verso il fegato e penetrano negli epatociti dove proliferano per un periodo di tempo variabile dalle 2 alle 4 settimane. Dopo questa prima fase di proliferazione, i plasmodi di nuova generazione fuoriescono dalle cellule del fegato, invadono nuovamente il circolo sanguigno penetrando, questa volta, nei globuli rossi nei quali riprendono nuovamente a moltiplicarsi fino a che i nuovi protozoi qui formatisi lesionano la membrana esterna e si riversano verso l’esterno: a questo punto invadono altri globuli rossi riproducendo un processo ciclico.
La lesione della membrana cellulare degli eritrociti coincide con la manifestazione della sintomatologia, ovvero episodi febbrili, anemia e aumento delle dimensioni di alcuni organi (in particolare milza e fegato).


Storia della patologia e chi ne ha fatto parte

Secondo alcuni studi, la malaria infetterebbe l'umanità da oltre 50 000 anni¹.

I primi scritti risalenti alla descrizione di un quadro clinico assimilabile a quello malarico risale al padre della Medicina, Ippocrate, che nelle sue due opere Epidemie e Aforismi disquisiva di una caratteristica febbre intermittente, manifesta per lo più nel periodo estivo e quasi sempre mortale.

Ma è al medico britannico Ronald Ross, negli ultimi anni ‘800, che si devono gli studi più importanti circa il ciclo vitale del plasmodio della zanzara e della sua stretta correlazione con la malattia.
Infatti, la scoperta da lui effettuata circa il parassita della malaria nella zanzara Anopheles – famiglia della specie delle zanzare, ritenuta il principale vettore di trasmissione - ha gettato le basi per la lotta contro questa parassitosi.

Dopo essere stato nominato medico chirurgo in uno dei più importanti ospedali di Bangalore, capitale dello stato indiano di Karnataka, cominciò a maturare l’interesse per la ricerca medica e, più in particolare, per le caratteristiche e le origini della malaria, di cui fino a quel momento erano ancora sconosciute le cause.

Nel 1894, assieme al suo collega Patrick Manson, sfatò l’ipotesi diffusa in quel periodo secondo la quale la patologia fosse causata da una forma di autointossicazione intestinale, pubblicando prove che indicavano che la zanzara aveva un ruolo fondamentale nel ciclo vitale del parassita malarico e nella sua conseguente trasmissione agli esseri umani. Gli studi condotti in quel periodo furono tra l’altro descritti da Ross stesso come estremamente complessi da eseguire: il caldo intenso, la diffidenza degli indiani ammalati di malaria che rifiutavano spesso di farsi prelevare il sangue e la necessità di dissezionare singole zanzare per poterne esaminare gli intestini e individuare i parassiti interni.

Nel 1898 a Calcutta, in quella che fu definita la "stagione strana" (così detta perchè non si verificavano casi di malattia nell'uomo), il medico si dedicò allo studio della malaria negli uccelli, non solo ricostruendo il ciclo vitae del parassita, ma scoprendo anche tutto il suo iter di sviluppo nell'intestino e nelle ghiandole salivari della zanzara, constatando che quest’ultima era poi in grado di trasmettere la parassitosi dagli uccelli infetti a quelli sani.
Fu qui che egli avanzò l'ipotesi che, con elevata probabilità, la stessa fosse responsabile dell'infezione nell'uomo.

Tale determinante intuizione, associata numerosi studi successivi, gli è valso, tra i riconoscimenti e gli onori ricevuti, il Premio Nobel per la Medicina nel 1902.

1 - PubMed, Early origin of Plasmodium falciparum
 
Autore:

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